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Consegnati dal presidente Formigoni i Premi per la Pace 2010 della Regione Lombardia
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Mercoledì 15 Dicembre 2010 17:17
premiopacelombardia2010Il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, il 14 dicembre,  all'Auditorium Gaber, nel presentare  la quattordicesima edizione del Premio per la Pace di Regione Lombardia ha esordito:  "La pace è un impegno dei forti, non una condizione sentimentale debole: è una posizione di chi ha una storia, un'identità e crede in un ideale e per questo è disposto anche a sacrificare la sua vita". Ed è lui, sul palco a consegnare il premio speciale del presidente della Giunta al vescovo ausiliare di Baghdad, Shlemon Warduni, 3 premi per la pace, 5 menzioni alla memoria e 13 menzioni speciali.
È un palco rivestito per  l'occasione di rosso quello intitolato a Giorgio Gaber: il rosso, appunto, complementare del verde simbolo di pace. Ed è proprio dai versi del cantautore milanese che Formigoni parte per introdurre la cerimonia: "Non alzo mai la voce, sono pacifista, uno che di solito sta dalla parte giusta, ha tutte le risposte belle chiare dentro la sua testa e che quando ha voglia di pensare pensa per sentito dire". Sono parole provocatorie che Formigoni commenta così: "I cittadini lombardi hanno sempre sentito la pace come qualcosa che si elabora giorno dopo giorno, attraverso l'impegno di persone concrete. Il Premio per la Pace è un riconoscimento alle migliori energie della Lombardia per l'opera assidua, intelligente e caparbia che hanno realizzato. Di queste persone, enti e associazioni siamo straordinariamente orgogliosi". Pace, dunque, non come conformismo o lo stare dalla 'parte giusta', ma "come sfida all'opposizione di tanti, anche di poteri ideologici e repressivi. L'operatore di pace ha le idee chiare, sa scegliere con chi stare, magari con chi è calpestato e vede negati i propri diritti".
Sono molti i nomi delle persone concrete che - ricorda Formigoni - "hanno vissuto e vivono la dimensione quotidiana della pace". Il presidente ne premia 22 (di cui 21 lombardi), ma - ricorda - sono centinaia le segnalazioni arrivate alla Giunta lombarda a testimoniare quanto grande sia l'impegno dei nostri concittadini nel mondo. C'è suor Marcella Catozza (premio per la pace) missionaria di Varese da 5 anni ad Haiti, il vescovo apostolico Luigi Padovese assassinato in Turchia il 3 giugno (menzione alla memoria) oppure, ancora, l'associazione bresciana AltriMondiali 2010 che ha promosso, in occasione dei mondiali in Sudafrica, la pratica dello sport percorrendo 15mila chilometri e 9 nazioni africane (premio per la pace). C'è anche il vescovo Warduni, intervenuto via audio dal Parlamento europeo assieme all'onorevole Mario Mauro: "Vi prometto - dice a Formigoni e alla platea del Gaber - di fare di tutto, fino al sacrificio della vita, affinché in Iraq ci sia la pace". Con questo premio - nota Formigoni ricordando la grande scritta affissa lo scorso 18 novembre su Palazzo Pirelli a difesa di chi pratica nel mondo la religione cristiana - "vogliamo essere vicino al popolo iracheno e alla comunità cristiana: 15 anni fa in Iraq c'erano 1,5 milioni di cristiani, oggi sono ridotti a un terzo. Vogliamo continuare a essere al loro fianco affinché l'Iraq, culla del cristianesimo, non veda la scomparsa della comunità cristiana. La Regione Lombardia – dice Formigoni - è vicina a chi intraprende la strada della pace. È una collaborazione nel segno della sussidiarietà: nel decennio 2001-2010 sono stati cofinanziati oltre 640 progetti in Africa, America Latina, Asia, Est Europa e Medio Oriente con un investimento complessivo di 60 milioni di euro, realizzati per lo più negli ambiti socio-sanitario, dello sviluppo economico e della formazione professionale. Una testimonianza, questa, di come la pace unisca la Lombardia al resto del mondo. Per questo, nella sala, risuonano le parole del brano 'Heal the world' di Michael Jackson, invito a "costruire un posto migliore. Ciascuno di noi - conclude Formigoni - seguendo l'esempio di chi oggi ha ricevuto il Premio per la Pace può essere un costruttore di pace".
I PREMI PER LA PACE
  • - Suor Marcella Catozza (Varese). Con grande dedizione ha lavorato per 5 anni ad Haiti e, in particolare, per l'emergenza umanitaria a seguito del terremoto che ha colpito il Paese centroamericano. E' grazie alla presenza della missionaria francescana se il Progetto Agata Smeralda ha potuto trovare forme efficaci e durature di aiuto.
  • - Pierangelo Rigamonti(Lecco). Ha dedicato l'intera vita, insieme alla moglie, ad aiutare i più poveri nell'ambito del Movimento 'Operazione Mato Grosso', sorto nel 1967 per opera del sacerdote valtellinese don Ugo De Censi. Geometra e imprenditore edile, ha creato attività lavorative per i figli dei contadini delle Ande, ha realizzato una cattedrale a Chimbote e una centrale idroelettrica a Chacas, oltre a numerose abitazioni per persone in difficoltà.
  • - I ragazzi del Matatu (Brescia). Tre ragazzi italiani e tre kenioti hanno interpretato e raccontato il calcio come strumento di pace e solidarietà: con un pulmino hanno infatti percorso 8.000 km in 9 Paesi africani per realizzare gli AltriMondiali 2010, manifestazioni calcistiche organizzate spontaneamente, come veicolo di dialogo e di amicizia tra persone, gruppi e comunità diverse.

PREMIO SPECIALE DEL PRESIDENTE
  • - Monsignor Shelmon Warduni, vescovo ausiliare di Baghdad dei Caldei. Nato il 24 aprile 1943 a Batnaya (Mossul, Iraq settentrionale), si è distinto in questi anni per le numerose prese di posizione a favore dei cristiani iracheni, denunciando con forza il clima di insicurezza e terrore nel quale versa la minoranza cristiana in Iraq, la più antica comunità etnico-religiosa del Paese. Malgrado le crescenti difficoltà, continua a risiedere e operare a Baghdad.

MENZIONI ALLA MEMORIA
  • - Monsignor Luigi Padovese (Milano), vicario apostolico in Anatolia, è stato assassinato il 3 giugno 2010. Ha portato avanti il difficile lavoro di costruzione della pace in uno dei punti più ostili del Medio Oriente e si è impegnato nel rafforzare il dialogo con il mondo musulmano in Turchia, per garantire a ogni uomo la possibilità di professare liberamente la propria cultura, identità e religione.
  • - Fabio Polenghi (Milano), giornalista free lance ucciso il 19 maggio 2010 a Bangkok, all'età di quarantacinque anni, durante l'assalto finale dell'esercito all'accampamento delle 'Camicie Rosse'. Con il suo obiettivo ha "catturato" immagini di volti, elementi culturali e tradizioni di chi vive ai margini, in settanta Paesi del mondo. Attraverso i suoi reportage ha sempre cercato di trasmettere la verità, l'amore e la dignità dell'essere umano.
  • - Suor Lorenza Bietti (Varese), missionaria che si è spenta il 21 febbraio 2010 a Como nella casa madre del suo Istituto, le Figlie della Presentazione al Tempio di Maria Santissima, dove era stata rimpatriata alcuni mesi prima per sottoporsi a cure mediche per un tumore al polmone. Ha trascorso quarant'anni in India, fra i più poveri della regione dell'Andhra Pradesh, dedicando anima e corpo a risollevare le sorti dei malati di Aids, dei lebbrosi, dei disabili, degli orfani e soprattutto delle ragazze, le più emarginate tra le categorie sociali, per assicurare loro un futuro migliore attraverso l'istruzione e l'apprendimento di un lavoro.
  • - Tenente Colonnello Angelo Gaggino (Mantova) Deceduto per un malore improvviso il 6 febbraio 2010. Ha ben rappresentato i militari italiani impegnati nelle varie missioni di pace nel mondo, che si sono distinti per umanità e rispetto nei riguardi delle popolazioni locali. E' stato catalizzatore di energie e di entusiasmo già dal tempo del coordinamento del gruppo che organizzò 'Telethon 2000', entusiasmo che nel 2008 lo aveva portato a gestire il contingente di Pace Italfor a Sarajevo, missione composta da 2.400 persone di 28 Paesi diversi.
  • - Reach Italia Milano (al presidente deceduto lo scorso ottobre). L'associazione sostiene circa 5.500 bambini, attraverso tre case famiglia in Brasile, dieci scuole in Burkina Faso, tre a Capo Verde, otto in Congo Kinshasa, tre in Rwanda, sei in Guinea Bissau, tre in Indonesia, sette in Mali e quattro in Niger. E' impegnata a garantire ai bambini il diritto non solo all'istruzione ma anche all'assistenza alimentare, attraverso un pasto al giorno, e all'assistenza sanitaria eseguita da infermieri e medici locali.

MENZIONI SPECIALI

  • - Padre Giovanni Scalabrini (Pavia). Fin dagli anni Sessanta ha promosso il sostegno a distanza, per garantire la scolarizzazione di base a tutti i bambini e, in particolare, di quelli dell'Uganda, Paese al quale ha sempre rivolto la propria attenzione. Per questo è stato perseguitato, arrestato ed espulso.
  • - Suor Maria Lucia Bianchi (Brescia). Ha trascorso quasi quarant'anni nel Burundi, in Africa, ponendo a rischio la propria vita in uno scenario contraddistinto da una situazione di continua belligeranza. Ha contribuito fattivamente ad alleviare le sofferenze fisiche della popolazione, realizzando un "Centro sanitario-poliambulatorio" riconosciuto come un modello per tutta l'Africa.
  • - Pietro Gamba (Bergamo). Per quarantacinque anni medico in Bolivia in aiuto ai campesinos, ha costruito un ospedale completo di sala chirurgica, un Centro diagnostico per offrire soccorso alla popolazione e migliorare le gravi condizioni sanitarie locali e un acquedotto in una zona depressa.
  • - Giuseppe Giulio Bollini (Lecco). Medico, impegnato da circa trent'anni in progetti di cooperazione in Kenya, Guinea Bissau e Sud Sudan, ha favorito l'attenuazione dei conflitti attraverso il miglioramento degli elementi psico-fisici e ambientali che caratterizzano le condizioni di benessere dell'uomo in ogni parte del mondo.
  • - Edmund Shehadeh (Milano). Ha operato in Palestina a favore delle persone con disabilità, per garantire condizioni di vita migliori in un contesto di insicurezza e instabilità politica, economica, fisica e sociale. I progetti portati avanti da Shehadeh sono realizzati anche per rafforzare la volontà di contribuire al processo di pace in atto.
  • - Maria Rosa Inzoli (Milano). Medico, da sempre è impegnata, anche come vicepresidente di Medicus Mundi, in progetti socio-sanitari in America Latina, Africa e India, rivolti all'infanzia, alle donne, alla violenza sui minori e al generale miglioramento delle condizioni igieniche.
  • - Sidibe Moussà (Bergamo). Nel 2004 ha fondato l'Associazione Farafina ('Africa' in lingua ivoriana), la cui mission è di intervenire in tutta l'Africa migliorandone le condizioni di vita. Con la sua associazione sta portando aiuti concreti nei Paesi in cui opera a favore degli agricoltori, delle scuole, dei villaggi più poveri.
  • - Mario Vidori (Como). Missionario laico da circa vent'anni nella diocesi di Huamachuco, che comprende circa ventotto piccoli paesi arroccati sulle Ande e difficili da raggiungere, ha dedicato la sua vita al recupero di questa vasta zona abbandonata a causa delle calamità naturali e della guerriglia, realizzando progetti per ripopolarla e dare un futuro ai giovani.
  • - Ernestina Cornacchia (Mantova). Ha promosso iniziative di cooperazione, coinvolgendo attivamente la cittadinanza grazie anche ai corsi di formazione. Ha avviato diverse attività, tra cui la creazione di cooperative femminili, volte all'emancipazione delle donne e alla loro valorizzazione nella comunità.
  • - Rose Ovbohkan Isoke Aikpitanyi (Milano). Rappresentante della campagna 'Nobel per la pace alle donne africane', è testimone della causa delle ragazze vittime della tratta.
  • - Congregazione suore catechiste di Sant'Anna (Como). L'opera dell'ordine, diffusa principalmente in India e in Africa, ha come scopo il rispetto dei diritti umani ed è finalizzata alla riduzione dell'analfabetismo, all'eliminazione della fame, della povertà, delle ingiustizie e delle diseguaglianze sociali ed economiche.
  • - Comune di Pessina Cremonese (Cremona). Dal 2007, con l'adesione alla "Rete dei Comuni per la Pace", l'amministrazione è fortemente impegnata per sostenere la realizzazione di progetti di accoglienza e scambio e annualmente ospita un gruppo di bambini provenienti dai campi profughi palestinesi.
  • - Parada Italia Onlus (Milano). Impegnata da oltre dieci anni per il riconoscimento dei diritti dell'infanzia negata, a Bucarest e in Italia, l'associazione è stata tra i pionieri nell'intervento a favore dell'infanzia emarginata di Bucarest, con il merito di aver fatto conoscere all'opinione pubblica internazionale la situazione dei bambini di strada rumena, attraverso la campagna "un naso rosso contro l'indifferenza".

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