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Intervista a Stefano Stefani, presidente della commissione Esteri della Camera
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Venerdì 24 Aprile 2009 00:00
di Luciano Ghelfi 
Gli italiani all'estero fanno meno notizia di quando erano decisivi in parlamento, ma la volontà di riformare i COMITES e il CGIE è il segnale di una rinnovata attenzione da parte del governo Berlusconi. A parlare in questi termini è Stefano Stefani, presidente della commissione Esteri della Camera. Vicentino, 70 anni, imprenditore orafo, Stefani è parlamentare dal 1994. E' stato sottosegretario agli Esteri ed è anche il responsabile della Lega Nord Estero. In questa intervista esclusiva per www.lombardinelmondo.org si augura che la legge sia approvata in fretta e che quindi si possa mantenere l'impegno di votare entro il 2010, cioè con il ritardo di un solo ano sulla scadenza naturale degli organi di rappresentanza dell nostre comunità.

 - Presidente Stefani, nel 2006 il tema degli italiani all' estero sembrava  divenuto centrale  nel dibattito politico nazionale, dopo il risultato elettorale che vedeva determinante al Senato l'orientamento degli eletti all'estero. Oggi qualcuno dice che questo tema interessa meno. Impressione sbagliata?
"Mi pare abbastanza scontato che, dopo il risultato del 2006, che vide la pattuglia degli eletti all'estero decisiva per la formazione del governo Prodi e per la sua (limitata nel tempo) saopravvivenza, l'attenzione sugli italiani risiedono fuori dal Paese ed esprimono il loro voto fosse altissima. E' un problema di numeri e quando i numeri, seppure risicati, diventano importanti tutto assume una valenza diversa. Quando, con le ultime elezioni, i deputati e i senatori eletti all'estero non sono stati più decisivi, l'attenzione loro riservata non è stata più quella di prima, ma,
mi permetto di sottolineare, solo da parte di chi non ha creduto nella loro importanza. Il fatto che la Lega, partendo dal 2006 a oggi, ha di fatto quadruplicato e anche di più il numero di iscritti alla nostra struttura estera mi pare che sia indicativa di come il movimento si senta impegnato nei confronti della comunità italiane all'estero".

 - Ha  suscitato molte critiche da parte dei rappresentanti delle nostre comunità la decisione del governo di rinviare di un anno il rinnovo dei  COMITES, in attesa della loro riforma. Come ha giudicato questa scelta?
"Giudico questa decisione invece come un segnale di rinnovata attenzione da parte dell'esecutivo Berlusconi nei confronti delle nostre comunità all'estero, perché si tratta di scelte che non possono essere prese in fretta e furia, ma devono essere meditate. In un passato anche recente molte e pesanti critiche si sono levate nei confronti dei criteri di elezione dei Comites, della loro funzione, delle loro competenze e, quindi, del ruolo che hanno in seno alle comunità. I Comites devono essere strumenti efficaci e non replicare tutti i mali delle rappresentanze elettive.  Allo stesso modo devono mantenere la loro peculiarità rendendosi conto di esistere per rappresentare il raccordo con il Paese. Chi va nei Comites deve farlo in spirito di servizio e non per rimarcare presunte o fondate leadership in seno alle comunità".

 - Si farà in tempo ad approvare una legge di riforma dei COMITES e del  Consiglio Generale degli italiani all'estero, e votare davvero nel 2010?
"Questo è l'auspicio di tutti, compatibilmente con la necessità di affrontare con efficacia le priorità in Italia, a cominciare dalla crisi economica internazionale e, oggi, dall'emergenza Abruzzo. Purtroppo in questo periodo l'agenda del Governo e del Parlamento è dettata  da fattori emergenziali".

 - Pensa che in questa legislatura ci sarà spazio per qualche aggiustamento sulle norme che regolano l'esercizio del diritto di voto dei nostri concittadini residenti all'estero?
"Nelle due ultime elezioni, quelle che hanno segnato l'esordio del voto italiano all'estero, è emersa una serie di problemi legati soprattutto alla macchina organizzativa, quella che presiede tutte le fasi della consultazione elettorale, dalle candidature alle procedure di consegna delle schede. Problematiche complesse e, devo ammettere, anche difficili, legate anche alle particolarità sia amministrative che geografiche dei Paesi dove risiedono le nostre comunità e di conseguenza alle funzioni attribuite alle nostre strutture consolari. Occorrerà certamente intervenire, ma non credo di potere fare previsioni realistiche sui tempi". 

- In tempo di crisi economica, che tipo di impegno nei loro confronti possono attendersi gli italiani nel mondo da parte del governo nazionale?

"Mi sembra doveroso prestare sempre la massima attenzione alle comunità italiane all'estero. Allo stesso modo, dato per scontato che il Governo Berlusconi e la maggioranza che lo sostiene non faranno passi indietro, bisognerà contemperare le richieste che vengono dall'estero con gli impegni che la crisi economica internazionale metterà sul percorso che l'esecutivo si è dato. Se si uscirà presto e bene dalla crisi tutto potrà essere affrontato con maggiori risorse e, quindi, determinazione".

 - Lei è anche il responsabile della Lega Nord per i Padani nel Mondo. Quali  sono gli obiettivi che si pone il Carroccio? Com'è strutturata la presenza  della Lega all'estero?
"Quando prima delle elezioni del 2006, la Lega ha cominciato a rendere organizzati i contatti con l'estero e con i simpatizzanti che aveva, a molti quel gesto di entusiasmo  sembrava essere destinato ad esaurirsi con la scadenza elettorale. Forse era questa la considerazione scontata di chi guardava all'estero solo e soltanto in funzione elettorale. I fatti dimostrano che non è così. Potrei citarle decine di esempi, di come la Lega Nord Estero - è così che si chiama - sia presente nei dibattiti politici in modo costruttivo e senza alcuna ambizione personale. Cosa che emerge invece nettamente nelle altre formazioni politiche italiane esistenti all'estero, dove gli scontri quasi a livello di faide sono sotto gli occhi di tutti. La Lega è diversa, noi siamo diversi e non è un caso che la Lega Nord Estero ha una struttura orizzontale, che significa da un lato partecipazione corale alle decisioni e alle iniziative, ma dall'altro non certo confusione o peggio. Oggi la Lega ha suoi rappresentanti in tutto il mondo, e non esagero, perché la nostra struttura in Italia che cura il coordinamento lavora, per il meccanismo dei fusi orari, dalle 6 alle 24 di ogni santo
giorno.  Ogni giorno dai quattro angoli del mondo arrivano contributi e  proposte e il nostro appuntamento annuale di novembre dovrebbe essere preso ad esempio per concretezza, passione, entusiasmo, ma anche concretezza".

Luciano Ghelfi  Direttore del Portale dei Lombardi nel Mondo
www.lombardinelmondo.org
 

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