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Spezzare il pane - Corpus Domini di Renato Zilio
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Lunedì 15 Giugno 2009 11:31
Tre differenti comunità di migranti sono riunite per celebrare l’eucarestia insieme, a Brixton Road. Miniatura del popolo di Dio alla fine dei tempi. Segno escatologico del domani di Dio: un’umanità finalmente riconciliata. Curiosa la dinamica che sembra intrecciarsi tra di loro: si guarda, si osserva... cerca, ogni comunità, di dare il meglio della propria cultura. Vivono, in questo modo, una fraterna e stimolante comunione. Appena terminato un Senhor, tende piedade! triste e dolcissimo dei portoghesi, attacca luminoso, quasi danzante, Papuri Sa Diyos! in tagalog della comunità filippina, portato dal ritmo di un altro mare, il Pacifico. Mentre segretamente gli italiani si preparano a lanciare un Alleluia vivo e brillante, come sa fare il loro genio musicale. E siamo tutti in mare: sì, siamo sulla stessa barca, la terra inglese.

Jake, un giovane missionario filippino, presiede la celebrazione. Lo guardo spezzare il pane. Lo fa con quella lenta dolcezza che sembra spezzare un corpo. Lo presenta tutt’intorno allo sguardo con gesto delicatissimo come presentasse un bambino. Lo solleva in alto, lentamente, come se mostrasse un tesoro. È una gestualità che ti incanta e ti sorprende: una fede e una cultura di altre terre si manifestano attraverso le sue mani.  pezzare il pane. Fu proprio uno straniero, incontrato per caso, a diventare il maestro di un gesto indimenticabile. Era sulla strada di Emmaus. Spezzare il pane: è rimasto il gesto tipico di riconoscimento del Signore.  Ed è l’immagine più alta e più vera dell’esistenza di un migrante. Spezzare fra il pianto la propria cultura, le proprie energie, i legami affettivi e originari, la propria identità per far vivere altri che neppure conosce - ma che un giorno riuscirà ad amare - è la parabola di una vita migrante e della sua splendida metamorfosi. Diventa invito silenzioso alla gente del posto a spezzare il loro pane (il pane del sapere, dell’avere o del potere), piuttosto di accumularlo nella nostalgia, nella solitudine o nell’amarezza. Come a Emmaus.

Ogni eucarestia rivive questo gesto fondamentale del Cristo. Gesto cosmico. Preso il pane, infatti,  lo sollevò al cielo il più alto possibile e lo abbassò fino a terra, all’altezza dei discepoli, di ogni uomo. È il senso di ogni benedizione: tutto proviene da Dio. Poi lo spezzò. E spezzare è gesto di morte come si spezza un corpo, una vita o un amore. E poi lo condivise con gli altri per nutrirli: magnifico gesto di vita. Senza saperlo, i discepoli assistevano al simbolo più grande dell’esistenza del Maestro: mistero pasquale. Milioni di uomini e di donne lo vivono ancora nel mondo nelle loro comunità, nelle famiglie o in emigrazione, senza saperlo. Una vita che si spezza, una vita che si dona. Ma chi spezza la propria vita per la libertà, la dignità o la vita degli altri rivive l’esistenza stessa del Cristo. Anche se lo ignora.

Sono i discepoli, infatti, riuniti per celebrarlo, che lo riconoscono in questo: è Lui! Gesto rivelatore. Ed è la sua stessa identità: una forza inaudita che solleva l’umanità fino a Dio, dove insieme la morte e l’amore si fanno vita per l’altro.  Oggi, questi nostri emigranti dalle tante origini vivono un grande mistero: il mistero della loro esistenza. Spezzarsi e far vivere l’altro. Come il pane.    

Renato Zilio missionario a Londra

Autore nel 2009 di “Parole dal deserto” Ediz. Paoline, Milano prefaz. Cardinale Georges Cottier e “Lettere da Gibuti. Comunita’ cristiane nel mondo musulmano” 2° ristampa, Ediz. Messaggero, Padova.
 

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