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Festa inglese di italiani
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Giovedì 01 Ottobre 2009 00:00

Già dal primo mattino la tranquilla cittadina inglese si era svegliata di soprassalto al ritmato canto“O bella, ciao!” Erano le prime note di una giornata finalmente tutta italiana, domenica 13 settembre. Bedford, la capitale della verdissima contea del Bedfordshire, si scopriva così tutta imbandierata dal nostro tricolore. Era come una bella e pacifica invasione della nostra gente italiana, che qui fa quasi diecimila abitanti su ottantamila. Ed era per la prima volta. Veniva organizzata dai figli stessi dei migranti Gensale, Ciampi, Carofano, Iacono e Iaciofano, ormai laureati professionisti.

Una festa per ricordare un’indimenticabile, antica e vera invasione. Quando migliaia di giovani italiani dell’Italia meridionale approdavano qui 40-50 anni fa, morsi dalla miseria e dalla nostalgia, ma pieni di fede e di coraggio. Emigravano. Li vedi oggi raccolti nelle varie piazze con tutta la loro grande famiglia di nipoti in una città in festa. Fieri della loro identità. Ormai riconosciuta, apprezzata e anche amata da questa gente inglese un tantino fredda, concreta e compassata. Sono cittadini a pieno titolo, entrati come sangue nuovo nelle vene di questo popolo misto della terra inglese. Un’immagine della loro storia la trovi proprio in centro città. È un monumento grandioso appena inaugurato di Giuseppe Martignetti, artista di Montefalcione, paese di migranti.

Presi da un’emozione incredibile, vari personaggi in cemento bronzato sono accartocciati su se stessi, vuoti dentro. Hanno come perso l’anima. Un bue, un carro accompagnati da una donna e un bambino si trascinano da una parte, mentre dall’altra in senso contrario altri si lanciano, valigia in testa, in una fuga immaginaria. Capisci che hanno perso anche il corpo: la loro terra. Tragica avventura dei vinti dal destino, ma grandi nella storia, i nostri migranti! In una mostra-esposizione l’organizzatrice Carmela Semeraro si fa in quattro per spiegarvi in dettaglio il senso e il gusto di ogni cosa. “Che cosa hai portato nella tua valigia?” si legge accanto a un’artigianale valigia aperta. Niente. Dentro c’è solo un paio di calze di lana, un po’ di ceci e fagioli secchi, delle carte da gioco, un ferro di zappa. Ammiri, poi, tante foto antiche, le lenzuola ricamatissime della prima notte, gli attrezzi del calzolaio o quelli di barbiere, che i nostri usavano finito il lavoro nelle fabbriche di mattoni. Ti senti raccontare che il cestino con gli utensili di barbiere Gennaro se lo portava sempre appresso, ma un giorno incappò, angosciato, nella polizia... che invece approfittò di farsi i capelli!

“Lasciatemi cantare con la chitarra in mano” squilla intanto un giovane talento in piazza ”sono un italiano vero!” mentre bambini di ogni razza a frotte fanno a gara nel farsi dipingere il tricolore su una guancia, per una sterlina. Scena incantevole. Tra il pubblico incantato vi sono pure cinesi, indiani, inglesi... e dall’aria sembrano desiderosi, chissà, di essere dei nostri! Un italiano, infatti, qui è inconfondibile: è un amante del lavoro e, allo stesso tempo, amante della vita. Razza pregiata, ci assicura tranquillo il simpatico manager Giuseppe Ciampa. Ma aggiungendo, amaro, l’assenza delle autorità italiane a questa prima festa tricolore, che vede la partecipazione entusiasta di autorità inglesi. Oggi, queste severe piazze e queste costruzioni dallo stile antico sembrano prendere il volo, leggere, verso un’altra terra, mentre un giovane emigrante lancia a gran voce quel magnifico “Volareeee...” di Modugno.  Ci penserà poi un bel coro di vecchi emigranti a farvi atterrare e con un commosso “Va’ pensiero” a farvi vibrare l’anima. Mentre più in là, attorno all’austera, nera statua di Sir John Howard sbuffano allegre a tutto motore alcune Ferrari rosse, pur restando immobili, contente solo di farsi contemplare. Altro pezzo di genio italiano.

In questo mondo inglese tutto sembra riprendere vita all’italiana. Soprattutto quando sfiorate il mercatino di ogni bendidio, le bancherelle di specialità culinarie di mezza Italia, appettitose, allineate in buon ordine lungo le strade del centro. Dappertutto si respira buonumore e simpatia come per un immenso anniversario di un popolo, che ha saputo rinascere qui. Erano i nostri, ma ora appartengono al mondo. God bless!

Renato Zilio missionario a Londra

 

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