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Home Reportage Contadini e pellagra a cura di Luigi Rossi - Pellagra e fame

Contadini e pellagra a cura di Luigi Rossi - Pellagra e fame
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Mercoledì 19 Maggio 2010 17:58
Indice
Contadini e pellagra a cura di Luigi Rossi
Contadini e pellagra Nell’Alto Mantovano
Contadini e pellagra. Visita a una famiglia
Pellagra e fame
Il povero e la pellagra
I pellagrosi nel Mantovano
Tutte le pagine
Nella Sicilia e nell’Italia meridionale il contadino sta meglio che altrove e nella Sardegna il proletario mangia più carne; ed il vino discreto lo si beve da per tutto eccetto che nell’Alta Italia. Per una strana contraddizione sono le provincie meno povere quelle che soffrono maggiormente la fame. Per quanto la cosa sia inaspettata, non sono io il primo a notarla.

Forse per tradizione nell’Alta Italia mangiano tutti volentieri la polenta; ma quando d’inverno scemano, o cessano del tutto i guadagni, nei tempi di carestia, appena crescono di prezzo i cereali, moltissime persone si nutrono solo di polenta. I poveri la preferiscono perché possono saziarsi di più, spendendo meno. Chi ha provato la fame sa che il tormento maggiore non proviene dalla debolezza, ché anzi qualche volta (come nella fatica) si produce un leggero esaltamento delle forze.
Per l’inazione, benché il sangue sia divenuto povero di materie nutrienti, non esiste un organo di senso speciale che possa avvertirci del “deficit” prodottosi nell’organismo. La sensazione della fame scompare dopo qualche giorno: quello che resta è la paura dei suoi effetti. Nei casi estremi il suo senso di sfinimento è meno tormentoso dello stringimento che si prova nello stomaco; si avverte come un vuoto dietro la bocca, donde il bisogno molesto di mangiare e l’ansia del deglutire. Un crampo doloroso fa sentire le contrazioni dello stomaco, perché nella fame cresce la sensibilità dei nervi nel sistema digerente. È un’angoscia profonda che abbatte e produce un’esaltazione disperata. In queste condizioni si mangiano anche le cose meno nutrienti pur di colmare il vuoto e di saziare l’istinto cieco della fame.
Benché il cibo operi solo in senso chimico, nel primo istante agisce in modo meccanico. Per abitudine ci sentiamo sazi quando lo stomaco è pieno; e per calmare subito la fame si deve distendere lo stomaco. Questo ci spiega perché la fame si localizzi in quest’organo. Gli Irlandesi abituati a nutrirsi di patate e distendere lo stomaco con una quantità abbondante di cibo, quando vanno nell’America, e cominciano a mangiar carne, non possono soddisfare l’appetito sebbene mangino carne più degli altri, perché essa tiene un posto troppo piccolo nel loro stomaco.


 

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