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Home Le interviste Luca Lodi Rizzini chitarrista, cantautore e arrangiatore mantovano a Londra

Luca Lodi Rizzini chitarrista, cantautore e arrangiatore mantovano a Londra Stampa E-mail
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Chitarrista, cantautore e arrangiatore, si è trasferito nella capitale inglese all’età di 21 anni, lasciando Mantova nel 2006 e puntando dritto verso il London Eye, la famosa ruota panoramica di Londra (una delle maggiori attrazioni turistiche della capitale), dove inizia la sua attività di artista di strada. Luca Lodi Rizzini, mantovano, classe ’85. Come molti suoi coetanei giocava a calcio, nel ruolo di centrocampista, fino a 13 anni, agonista, nelle Giovanili del  Mantova; lo avevano selezionato anche nelle Giovanili del Voluntas Brescia, ma alla fine resta a Mantova. Sarà a 15 anni che abbraccia il blues, dopo che la sua nonna, la signora Wanda gli regala una chitarra acustica. . . . 

Oggi Luca decide di abbandonare lo pseudonimo con il qual è cresciuto professionalmente, "Bonet", e torna a essere “se stesso”, con maggiore intensità e convinzione.  “Upside down guitarist, acrobatic guitar man e flexi-boy”: questi sono solo alcuni dei nomi usati dal suo pubblico per descrivere il suo popolare show che per due anni ha attirato folle lungo la riva del Tamigi. 

Nel 2007 il cantautore inglese Joe Acres, musicista contrattato a sua volta da Chris Craker (ex General Manager e Senior Vice Presidente della divisione internazionale Sony BMG Masterworks con sede a New York, nonché attuale fondatore della CMC), propone a Luca di formare una band, dopo aver assistito ad una delle sue performance. Nei 2 anni che seguono, il gruppo e’ in tournee in tutto il Regno Unito. Nel 2010 si esibisce all’Ipswich Mayday Festival ed e’ il chitarrista di notissimi artisti hip – hop inglesi quali Ghettz e Bashy. Riceve i complimenti del CBE Robin Millar (storico produttore discografico inglese).  E' sposato con la cantante inglese Katanya Pierre-Louis, e nei piani futuri dei due si intravede l'Italia.   Era partito con le poche cose portate con se dall’Italia: una chitarra elettrica, un piccolissimo amplificatore e un talento che aspettava l’opportunità di dimostrarsi: e’ arrivato a suonare all’ Astoria2 e al Bestival sull’Isola di White, dove han suonato i più grandi.

Come vive Luca il suo essere un emigrante contemporaneo oggi? Vive l’emigrazione dal punto di vista dell’emigrante, questo è fuori discussione; dal punto di vista di chi si deve adattare e che , parole sue : "deve fare il passo in più, perché la gente -dice - ti veda di buon occhio, ti accetti, ti dia una possibilità,  il talento non basta quando parti da un gradino più in basso. Basso perchè non hai le radici qua, devi iniziare daccapo. Gli inglesi vedono gli italiani come gente di stile,  con un grande senso di orgoglio, cultura, storia; popolo di furbi, giocherelloni, con la battuta pronta. E’ comunque difficile crearsi un proprio spazio e occorre piu’ tempo per ottenere la fiducia, ma poi ce la si fa”.

Da quanti anni vivi a Londra Luca?

"Lo scorso 10 settembre ho festeggiato 4 anni in questo paese. Sono partito perché volevo “andare via” dall’ Italia, vedere il mondo e suonare la chitarra. Questo era l’inizio".

Hai raggiunto il tuo obiettivo?

"A livello umano sì: oggi son un’altra persona"

Perche volevi lasciare l’Italia?

"Perché credevo che non mi bastasse; ero attratto dall’estero. . . dal mondo che si vede alla televisione".   Oggi nella tv ci stai dentro.

E come ti fa sentire?

"Oggi quello non rappresenta più l’obiettivo; quella è solo una tappa del percorso, ma me ne sono accorto mentre andavo; la cosa importante è la costanza: più stai con i piedi per terra, più sei te stesso, più è facile andare “dritto e spedito.  Oggi sento che mi sono re-innamorato delle mie radici….come mi fossi ri-scoperto. Una mattina mi son svegliato e mi son detto: ma perché scrivo i miei pezzi in inglese? E ho iniziato a scrivere in Italiano; la mia lingua madre. Inoltre avendo lavorato con artisti dai background diversi, come una spugna ho cercato di assorbire differenti stili e oggi mi ritengo un artista versatile. Ma la mia musica, è in italiano.   Di quello che ho fatto non rimpiango nulla, esperienza a livello umano, musicale…in Italia mi ci sarebbero voluti 20 anni per ottenere lo stesso traguardo. Il meccanismo è più lento……..Certo è che l’ UK mi ha dato maggiori possibilità, ma è vero anche che vivere all’estero mi ha fatto rivalutare tante cose che, se fossi rimasto in Italia, no avrei notato: i valori, anche quelli che influenzano il mercato musicale, ad esempio. Infatti, qui il successo e’ strettamente connesso all’età: un artista rimane in voga per un breve periodo, dopo di che la sua figura sfuma. Sono artisti di scena, con ricambio veloce. A livello umano non è gratificante, come invece potrebbe essere in Italia, dove un artista viene valutato per quello che è e per la sua musica".

Cosa diresti che ti manca dell’Italia, in questo preciso momento?

"Dell’Italia, a bruciapelo direi: il cibo, il sole , lo stile di vita e… il Lambrusco!"

Qual è il tuo attuale obiettivo, Luca, Il tuo prossimo impegno con la musica e con te stesso?

"Attualmente cerco un manager che mi segua per il mercato italiano: nelle mie canzoni voglio parlare delle cose che vedo, che ho visto; voglio sfidare quegli italiani che giudicano….voglio parlare dei problemi contemporanei e delle cose che sento. Il mio messaggio oggi, è chiaro, sano e sincero:  Le cose piccole della vita, sono quello che fanno tutto. Sono la vita. Vuoi fare questo, quello, l’americano, l’inglese…..ma dove vai? Perdi solo tempo. Amore, amici, ….questa è la vita. Di solito, la gente normale è vista come gente sempliciotta. Secondo alcuni si dovrebbe parlare tutti i giorni dell’ornitorinco in via d’estinzione: per carita’, e’ giusto essere attivi e aggiornati, ma non esageriamo, tanto il mondo va e funziona da solo, lascialo girare, vivi il presente, la tua vita ogni giorno e resta un po' paesano. Sii te stesso, ascolta il tuo cuore, perché è questo che fa la felicità, specie se condito dagli ingredienti delle cose semplici; allora diventa più facile affrontare i problemi più grandi. La gente crede che tu sia noioso, invece vorrebbero loro poter esprimere il sentimento……. loro magari temono il sentimento".  "Io non ho paura di cambiare e non mi crea problemi essere come la gente non sarebbe. Essere me stesso.   Essermi sposato presto è anche una sfida ad una società che rimanda sempre……. e la vita passa".

A cura di  Antonella De Bonis

 


 

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